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Deposizione


Il conflitto che c’è in me permette di sentirmi come una bomba innescata, una mina vagante, un principio di autodistruzione che in mancanza d’altro mi  da la forza di vivere e continuare a creare. Il vivere incerto non produce disperazione ma movimento, ricerca, invenzione. La natura è la forza creatrice e scatenante per le arti che fanno appello alla nostra interiorità e fa della pittura dono divino, scoprendo nella sua spontaneità il rimedio contro i disagi della civiltà. I miei quadri sono solo emozioni messe sulla tela dalla mano del cuore.
Oggi l’arteinvita lo spettatore a dimenticare per un momento la storia dell’arte e a confrontare opere anche diversissime tra loro alla luce delle esperienze personali. Ecco il punto d’incontro con la modernità dell’arte antica rendendola estremamente attuale e viceversa, donando elevazione aulica all’attualità.
L’opera che voglio presentarvi affonda le sue radici estetiche e morali nell’Italia neoclassica con l’esperienza di Jacques-Louis David di ascendenza caravaggesca. In modo particolare mi riferisco a “Marat assassinato” dove l’ideale classico come imperativo universale e immobile viene elevato a senso etico senza cadere nella mitologia arcadica in favore di una tragica realtà storica. Dalla citazione quasi letteraria del braccio di Cristo della deposizione di Caravaggio, l’illuminazione  presenta il fatto come testimonianza muta, dura e asciutta: un’orazine funebre senza voci ne gesti apparenti nella tela. Il fondo astratto senza segni di esistenza si contrappone alla realtà in primo piano, l’assenza desolata in fredde forme geometriche accompagna lo sguardo di chi osserva in un gesto trascendentale verso una ricerca disperata del verismo implacabile della cosa vista: il volto di Cristo. Questa costruzione calcolata tramuta l’orrore i n sublime senza perdere la sua crudezza. Il sepolcro che occupa 2/3 del dipinto è bianco e fatto di nulla come le cose che ci legano alla terra ma nella sua forma eleva l’essere umano a divinità… I colri acidi, gialli, metallici, grigi macchiati di rosso, che costituiscono il sepolcro si contrappongono alle ombre circostanti che rappresentano la morte. In un vortice sensoriale dove i fruitori stanno sotto il dipinto in una visione contemplativa completano l’opera con la loro fisicità in un ‘atmosfera sospesa coi corpi, gli sguardi e tutti i sensi rivolti al Cristo sopra loro in un gesto che supera la ragione umana: l’ attesa nella resurrezione si svela il vero soggetto dell’opera. Le emozioni in osmosi evadono l’opera e fanno attendere uno stato di vita che ancora non ci appartiene con la speranza e la certezza che verrà, certezza che libera l’uomo nel momento che esprime fiducia nella vita.

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