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IL SISTEMA DELL’ARTE DOPO IL VIRUS


Il fatto che c’è un dopo ci fa considerare innanzitutto il prima. Un sistema malato per cui ci voleva il virus per guarirlo? Boh!

Negli ultimi anni ho vissuto immersa nella gioia vitale dell’arte valutandola anche nel suo ruolo di “catalizzatore sociale” cioè volto a innescare nuove azioni impegnandomi in prima persona per la riqualifica di Borgo Vico, il quartiere di Como prediletto per l’arte dove ho trasferito la mia bottega di pittura.

Con la chiusura delle scuole a causa del Covid 19 le domande erano molte ma l’immaginario era rivolto ad una soluzione a breve termine.
Invece no.
A fine febbraio mi sono sentita svuotata, fragile, frastornata e spesso… immobile. Era impossibile riuscire a pulire la mente, calmare il pensiero e concentrarmi nell’atto creativo che è libertà e respiro. Passavo le giornate condividendo notizie con gli amici e cercavo di non pensare a quell’ombra oscura che annebbiava la mente mentre giocavo con la bimba. Ho continuato a pubblicare le mie opere d’arte sui social ma con lo spirito di dare, prima di tutto a me stessa, una cosa altra a cui pensare. 

L’idea di contaminare con la bellezza mi è piaciuta e ho trovato riscontro. 

L’arte mi ha salvato! 

L’idea che l’artista “deve” dire qualcosa in questo momento storico si scontra con il mio silenzio. Nulla di sensato ai miei occhi in un momento così sconvolgente. Un lavoro forte, intimo e profondo sta maturando, come un seme, dentro di me. Anche se non parla direttamente della cronaca ma abbraccia mondi altri che sono fughe più che messa a fuoco di un dramma…. un silenzio mai vuoto. Anzi, pregno di significati da ascoltare. 

Il silenzio e la solitudine, elementi indispensabili per create. 

A marzo è stato difficile perché c’era troppo rumore nella testa e tanto colore grigio.

Ora invece ho la consapevolezza che più rimaniamo collegati con il mondo più ci rendiamo conto di essere cosmicamente isolati …così riprendo a dipingere. Così mi faccio salvare dall’arte!

Intanto è aprile, dipingo.

Dipingo, approfondisco i progetti urbani, mi interrogo sul significato delle ultime opere come le Ossidazioni.
Stiamo vivendo un forte e unico mutamento sociale mai prima d’ora affrontato dall’umanità. Questo richiede nuovi strumenti di gestione. Abbiamo la prospettiva di una nuova normalità. Il virus muta e mutiamo anche noi. Assistiamo ad un rinnovato interesse culturale (le persone stanno leggendo più libri) e anche ad una maggiore attenzione al circondarsi del bello. Ora si ha tempo per notare dei particolari che prima sfuggivano per fretta o stanchezza. Si torna ad amare la propria casa, a curarsene in prima persona e magari a notare anche quella parete vuota da troppo tempo, quello spazio che è muro e ripete ad ogni sguardo la chiusura che si sta vivendo piuttosto che aiutarci ad evadere con una bella opera d’arte. Penso che l’Arte può tornare ad essere un patrimonio di famiglia da tramandare, un valore riscoperto in questi giorno di clausura forzata perché ci fa compagnia e allieta le giornate.

Anche l’arte pubblica, come pittura, scultura e istallazioni, avrà un nuovo ruolo nelle mani di amministrazioni lungimiranti. Progetti urbani innovativi potranno identificare il nostro tempo e creare reti sociali. 

…E’ aprile: continuo il mio lavoro che avevo interrotto, mi rasserena, mi dona energia ed entusiasmo per la vita.

17 aprile 2020

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