Tra rabbia,mito e ambivalenza femminile

Eri tu che facevi il cane marcandomi col tuo odore più forte della lontananza,la disaffezione; naso e lingua e denti che non ero mai sicura facessero per gioco, mirati al culo e al collo; eccitando una cagna in me, che, mentre mi ripeto i motivi per cui sto meglio senza te, è saltata sopra il muro di un giardino entrata da una porta, va annusando su per le scale, infila il suo sottile naso delicato in un letto piagnucolando, ululando,strattonando le appiccicose lenzuola macchiate.

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