Lorenzo Morandotti

CORRIERE DI COMO, MERCOLEDÌ 04 MAGGIO 2011

Mostre lariane – Da sabato, in scena al Broletto in piazza Duomo a Como la personale della pittrice Ester Negretti

Fare della vita un’arte e dell’arte un percorso di vita. È l’estrema conseguenza del Romanticismo. Ne può nascere un percorso sensoriale ricco e articolato e soprattutto di forte impatto emotivo e visivo anche in anni, come gli attuali, in cui fare arte può equivalere a qualsiasi cosa. Anzi proprio per questo motivo occorre andare controcorrente, in un viaggio alla ricerca dell’anima delle cose che sia anche un’intensa riflessione sulla materia e sugli strumenti del “fare” artistico”. Tutto questo andrà in scena, da sabato alle 18, nel sontuoso e antico scenario del Broletto, il palazzo in piazza Duomo a Como, che è una delle sedi espositive più prestigiose messe a disposizione agli artisti dal Comune. Proprio qui lo scultore lomazzese di fama internazionale Francesco Somaini tenne, dieci anni fa, una grande retrospettiva. E le sue opere, oltre a quelle di Alberto Burri, del pittore comasco Paolo Cattaneo, e dell’illustre americano, visto a Como tantissimi anni fa, William Congdon, fanno venire in mente i lavori che ora stanno animando la mostra di Ester Negretti. Giovane ma già affermata artista comasca che, al Broletto, sta allestendo in queste ore la mostra in scena come detto da sabato 7 fino al 29 maggio, con il titolo Essenza e materia.
Il percorso si comporrà di due dipinti di due metri per un metro e mezzo, più nove tele più piccole, ma sempre “importanti”, e un “circuito” di dipinti su legno e una grande installazione centrale con teli trasparenti in quattro gruppi di pannelli – un ritmo suggerito peraltro dalla stessa scansione architettonica della facciata del Broletto – che il visitatore sarà chiamato a percorrere per vivere dall’interno il processo creativo e di visione da cui nascono le opere della pittrice.
«Dipingo perché è un’urgenza del mio Dna, sento l’esigenza di dire qualcosa che non sempre è chiaro e non vuole essere convincente, ma perlomeno è sincero», ha scritto su Internet l’autrice.
«Se potessi esprimermi con le parole lo farei. Invece dipingo. Dipingere per me è meditare in silenzio. Attorno a me, quando lavoro sulla tela, si crea come una bolla di pace e di calma che mi avvolge e mi è necessaria per vivere e per respirare attraverso il gesto creativo», dice Ester Negretti. Che fa propria una intuizione di Pablo Picasso: «Diceva che dipingere è il mestiere di un cieco. Egli non dipinge ciò che vede, ma ciò che pensa, ciò che dice a se stesso per ciò che ha visto. Basta mettersi in ascolto».
Ester nella sua ricerca pittorica è partita con una forte attenzione a luoghi cui è legata affettivamente – la Valtellina ma anche l’Isola Comacina e la Toscana – rappresentati con uno spunto figurativo che già si è però orientato alla rarefazione simbolica, all’informale, al segno che diventa traccia, sintesi di un’espressione che vuole appunto cogliere l’essenza del creato, proprio come nelle opere che si apprestano ad “abitare” il Broletto, non come semplice contenitore, ma come complice architettonico, partner di pietra e luce a opere realizzate con tecniche miste che prendono spunto da oggetti come semplici stracci o gocce d’asfalto, chiamati a vivere una seconda vita.
«Non mi servono quei falsi intellettualismi su cui si arrampicano tanti artisti della mia generazione: artista si è e per “essere” io entro nella materia. Per questo la mia sintesi è essenza e materia» annota l’artista comasca.
Che, tra i suoi modelli, mette anche la luce propria dei dipinti di Leonardo. Ed è proprio la luce, l’armonia tra pieni e vuoti a dar vita, nel mondo pittorico di Ester Negretti, a un cosmo assolutamente rigoroso, in cui si leggono in controluce come istanze inconsce le influenze proprie della matrice comacina e cioè l’astrazione di tipo geometrico che tanti contributi fece dare da Como al mondo dell’arte europea negli anni Trenta, grazie a pittori come Mario Radice e ad architetti come Giuseppe Terragni. Non sono, quindi, segni casuali quelli che il visitatore incontrerà al Broletto, ma quadrati, cerchi, tracce orizzontali e verticali a designare mondi e visioni
«Le mie opere – dice infatti l’artista comasca in un suo testo autobiografico – sono costruite sull’archetipo dell’ordine interiore. Sono composti su schemi geometrici ben precisi che poi deflagrano, esplodono, per poi ricomporsi in un ordine compensatorio dimostrando l’inafferrabile relatività della vita».
La mostra, a ingresso libero, curata da Francesco Mantero – Ottonote eventi – e presentata dal critico Matteo Galbiati radunerà una serie di opere recenti della pittrice dal 2004 a oggi.

Lorenzo Morandotti