Manuela Bartolotti

Gazzetta Di Parma – 22 febbraio 2017

Suggestioni materiche, impronte dell’io profondo.

In tutte le cose, in tutte le situazioni ci sono messaggi e misteri che l’occhio dell’artista può cogliere e schiudere. Questa è l’operazione maieutica di Ester Maria Negretti, nota artista comasca che fino al 5 marzo espone nelle settecentesche sale del Circolo di Lettura in via Melloni. In questi spazi carichi di memorie e di sapere, luoghi della riflessione e dell’incontro intellettuale, si susseguono le visioni informali, materiche, cariche di vissuto della Negretti.
Sono diversi lavori fatti di terra, sabbia, tessuto, plastica, ghiaia, carte, brandelli di reale dove pare di riconoscere lidi, profili di panorami lacustri o marini con orizzonti imprecisi, dove tutto si compone e scompone per restituire infine un paesaggio che è solo interiore, emozionale. In queste opere vi si possono leggere molteplici sogni, suggestioni, ricordi, atmosfere perché quello che conta è l’essenza distillata della vita a persistere sugli affioramenti e le evoluzioni del colore, a sgorgare tra le increspature del tempo, sulle stratificazione della memoria. E nonostante le tonalità calde, i contrasti forti, le oscurità bituminose, c’è sempre l’alba in queste opere, il sentimento di una emersione, uno sgorgare luminoso liquido e aereo.E’ il ripetersi insistente dei riflessi e delle onde di un laago, la risacca del destino, il mantra della speranza, la macchia cerulea del cielo anche nella più caotica combinazione materica; è la levità di una grazia e di un soffio divino negli strappi della geometria e nelle metamorfosi delle certezze, nei riquadri, nelle pezze arricciati e scomposte dagli umori della vita.
Anche quelle che lei definisce impronte e di cui abbiamo un esempio in questa mostra, non sono altro che ritratti dell’io profondo, orogenesi dello spirito, bianchi diagrammi dell’anima. Ognuna è diversa, diversa traccia altrimenti invisibile di un’esistenza, di una persona. Osservando queste tele si può pensare ad Anselm Kiefer sia per le tonalità che per l’uso della materia, tuttavia c’è un procedere diverso: centrifugo, neo-romantico quello del tedesco, entropico, dotato di energia interiore quello di Ester.
Se Kiefer va verso il tramonto e la notte, lei fa avvanzare l’aurora e affiorare la luce. Persino nel caos, un po’ come William Turner. Il suo orizzonte non ci conduce a un naufragio infinito, ma ad infinito risorgere luminoso. Non desolazione quindi, ma speranza e gioiosa rivelazione a riscattarci dalla nostra fragilità, dalla nostra inevitabile corruzione e dispersione. Nelle sue visioni l’artista sfiora ed esalta l’eternità, coglie l’essenza immortale, la luce dentro le cose. Dentro noi stessi. Oltre le sempre volubili apparenze.

di Manuela Bartolotti