Ci stiamo avvicinando alla bottega di Ester Negretti per andare a vedere questa nuova mostra d’arte a cui ci ha invitato ….

Ester ci saluta così: “ciao a tutti, eccoci qua, grazie per aver accettato questo mio invito. Un invito a una mostra virtuale perché, impossibilitati dal vederci di persona (#covid19), ho avuto il piacere comunque di non perdere il contatto con voi!”

Questa settimana siamo nel mio studio di via Borgo Vico e vi accompagno all’ingresso della mostra. Eccoci qui!

Siamo appena entrati e, come avete visto c’è accesa ancora la stufa che vedete alle mie spalle perché fa molto freddo oggi e ho indossato anche questo maglione giallo per richiamare un pò il colore del sole e darci un tono di allegria nonostante la pioggerellina.
Oggi ho pensato di realizzare una cosa un po’ diversa dal solito perché solitamente nelle mostre ci si avvicina più o meno all’opera e comunque la si guarda da una certa distanza fluendola nella sua complessità invece, oggi,  parlandovi così, attraverso il cellulare, ho pensato di avvicinarmi molto alle opere e di far vedere dei dettagli che solitamente potrebbero sfuggire J. Quindi, la mostra a cui vi ho invitato oggi, vuole essere a “misura smartphone” per vedere proprio da vicino i particolari che vanno a formare le mie opere, come se fossero zoomate. La luce dello studio è molto uniforme, certificata per essere il più naturale possibile, e spero che vi consenta di apprezzare la matericità, la tridimensionalità delle opere.

 

1142. anno 2013, 100×100 Silver linings 100x100cm. pubblicazione Manodadori

Quest’opera che vi sto mostrando è appesa all’ingresso della mostra ed è ispirata a un paesaggio, un orizzonte. Ho cominciato a realizzarla disegnando sulla tela con il carboncino le forme principali: prima di tutto la linea dell’orizzonte (questa nera che vedete) ha fissato l’opera sugli assi cartesiani. Poi ho applicato i materiali e pensato di farli “aprire” come se fossero delle quinte teatrali seguendo una geometria che ha strutturato l’opera su di una prospettiva che non è quella classica. Quando vado ad applicare i materiali sulla tela è veramente particolare vedere come reagiscono chimicamente tra loro, si uniscono e si separano, si riempiono di liquidi, di materiali altri che poi, nel tempo, si asciugano e sembra quasi di vedere il crearsi del nostro pianeta Terra secondo le ere geologiche. Sono materiali che io raccolgo nelle mie passeggiate oppure, quando voglio dipingere un paesaggio in particolare, vado a raccogliere i materiali sul posto da ritrarre, poi li applico sulla tela. L’intenzione è quella di mettere nell’opera qualcosa che ha vissuto quel posto specifico, non solo la parte visiva che ricorda in modo oggettivo il paesaggio, ma proprio dei sassi, della sabbia… qui, per esempio, stiamo vedendo, intrappolato nella materia, un pezzo del quotidiano del giorno in cui ho cominciato il dipinto. Qui vicino c’è un tappo schiacciato e arrugginito inglobato dentro la resina; un pezzo di rete magari perso da qualche pescatore oppure di un retino di un bambino; qui c’è il pezzo di una rete con dei piombini ….ecco, il racconto di qualcosa che può accadere nella quotidianità!

657. anno 2009-2017, 80×100 cm

657 2009 2012 2017 alta marea cancella le impronte 80×100

Questi sono dei piccoli esempi di qualcosa che ho creato all’interno dei paesaggi.
 Ecco qui un altro paesaggio astratto che ricorda il nostro lago in un momento, dal mio punto di vista, felice, di piena estate all’ora del tramonto. 

Voglio farvi vedere anche uno dei miei ultimi lavori che sto realizzando in questi giorni.
Un lavoro materico a cui sto dando ancora un significato nuovo.
Quindi, nel viaggio all’interno della nostra mostra virtuale, siamo passati dal paesaggio, prima figurativo, poi astratto, fino a questi particolari lavori che diventano ancora più materici, che vanno sempre più a cercare il singolo dettaglio, la semplicità.
Con queste forme voglio ricordare qualcosa di bruciato, di assemblato, che arriva dal passato. 

Ecco invece un altro mio lavoro di pietre, materiali e acqua che accompagna un quadro rappresentante uno scorcio del nostro bellissimo Lago con il ponte sull’Orrido. Sono dettagli che amo far toccare ai bambini quando arrivano in bottega: ci mettono dentro le dita in questa acqua trasparente e cristallina e mi chiedono sempre che cosa sia.

Vi dicevo… in questi ultimi giorni invece non sto lavorando su enormi paesaggi che, nel mio percorso (per chi magari mi conosce di più sa già) simboleggiano il rapporto con le persone. Forse è per questo che proprio oggi, con questo lockdown, mi è piaciuto parlare del paesaggio, paesaggi che per me raccontano delle storie, non tanto delle storie di vita vissuta ma che sono creazioni simboliche, sguardi verso l’esterno paragonabili a delle mie relazioni con le persone. Mentre nei periodi in cui dipingo le figure, come per esempio questa chiaramente ispirata a Michelangelo, sto percorrendo un’indagine introspettiva, i paesaggi per me sono un momento in cui io mi relazione maggiormente con gli altri e cerco di capire un significato più profondo del vivere, di stare assieme, di incontrarci che è, forse, proprio quello che più ci manca oggi.
La cosa che maggiormente mi interessa comunicare con i miei lavori è quella di non fermarsi alla superficie delle cose, a questa matericità che ci viene incontro, ma, attraverso i miei paesaggi astratti che sembrano invitarci ad avvicinarci e a dirci di scavare sotto questa materia e andare verso l’orizzonte cercando qualche cosa che va oltre, il mio invito è quello di cercare qualcosa di più profondo, di unico, di vero, di grande e importante anche nella vita.

Alla fine di questa visita virtuale, vorrei farvi vedere i miei ultimi lavori, magari sì più piccoli e semplici ma, curiosi. Derivano dalla serie delle Ossidazioni e creano una suggestione molto intima, personale, a cui tengo molto. Mi ricordano dei pacchi contenenti qualcosa che è arrivato dal passato, che ci vuole dire altro di quello che è stato, magari possono essere anche dei pacchi che non erano indirizzati a noi, come delle capsule del tempo che abbiamo trovato ed eccole che testimoniano qualcosa di quello che è stato o magari dicono quello che sarà, chi lo sa… secondo me sta proprio alla sensibilità di ognuno di noi interpretarli.

Vi voglio salutare con questa prospettiva di tele viste dal retro proprio perché questa è la mia realtà, la mia vita.  Oltre avervi accompagnato in questa mostra virtuale alla scoperta di piccoli particolari che spesso sfuggono in una mostra “normale”, in questa chiacchierata individuale mi piace farvi vedere anche il retro delle mie opere come simbolo di un incontro più autentico.

Ester Negretti scrive sul suo sito esternegretti.com questa frase: “è il futuro a condizionare il presente come quando Michelangelo creò la Pietà .Ogni colpo era in visione del futuro non del presente né tanto meno del passato.”
 E’ proprio con questo sguardo sul futuro che vi saluto e vi invito a seguirmi. Ci vediamo alla prossima mostra virtuale o reale che sia…. ciao ciao buona giornata, Ester