Via Borgo Vico: verso la piccola Brera di Como – quicomo.it

Borgo Vico | La piccola Brera di Como
“La strada più colorata della città spinta dal mondo dell’arte”. Leggi l’articolo QUI

 

 

Borgovico chiusa nel weekend | L’assessore Gerosa: buona idea – La Provincia di Como

Al Comune piace il progetto: «Stiamo verificando la fattibilità prima dell’estate». Leggi l’articolo QUI

Borgovico, nei weekend chiudiamolo al traffico – La Provincia

Ai candidati sindaco la lettera di residenti e negozianti. «Può diventare una piccola Brera». Leggi l’articolo completo QUI

 

In diretta STREAMING dallo studio! 10.10.2015

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… la contemporaneità di MICHELANGELO e non solo

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L’ultima ricerca artistica sta portando Ester Maria Negretti ad indagare la società contemporanea attraverso una rivisitazione delle opere di Michelangelo. Figure schizzate – che riprendono fedelmente l’originale di Michelangelo- diventano ombra e luce, forma e colori, volumi materici che cercano di liberarsi da forme geometriche che li imprigionano.

Riferendomi ai prigionieri e alle sculture incompiute, metafora dell’umanità, vedo uomini incatenati, costretti in un immobilismo di forma, ma anche uomini che combattono, si ridestano, che vogliono uscire dall’ombra, dalla spirale “del buco nero” che li contiene in una quotidianità stagnante fatta di poche speranze. Le strutture geometriche che ambientano l’azione creano un effetto di sospensione tra ciò che sarebbe possibile e ciò che invece è la realtà.

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“The most important thing that I recommend for any collector is to learn as much as possible about things that they are attracted to, because I believe there is a subliminal connection between the artwork, the artist that has created the artwork, the message that an object you see holds and the collector or the viewer.”

Fayez Barakat”

L’arte a Como, la polemica e una scossa

Semm sempar cumasch…
Perché far prevalere il gusto della polemica al piacere dell’arte?
Non importa di cosa stiamo parlando ma l’importante è polemizzare ed essere contrari, sì contrari, ma a cosa?
Non importa a cosa, ma i comaschi sono contrari! Sempre.
Vuoi vedere che forse questa volta, è importante a cosa si è contrari? Io credo di sì.
Forse anche a Como si è attenti e si considera l’arte nel suo significato più profondo attribuendole il ruolo che le compete.
L’arte ha un ruolo sociale imprescindibile, partendo dalle pitture rupestri che hanno fissato nella roccia la consapevolezza dell’uomo che le creò in totale armonia con il proprio sentire ed il proprio mondo, fino a queste inette “contemporanee” discussioni comasche che ci costringono, ancora una volta, a schierarci dalla parte dell’arte e combattere vecchie cariatidi.
L’arte non deve sempre “dimostrare” ma fornire elementi per far evolvere l’uomo. Un ruolo così fondamentale per l’umanità, che potrebbe “far correre il rischio” -­‐ persino a Como – di cambiare.
Il nostro Alessandro (Volta) plauderebbe all’opera di Libeskind che, in questo torpore, può illuminare l’animo e le menti impaludate e farci guardare oltre le amate colline lacustri verso un futuro diverso e possibile?
Da artista visionario ma comasco, mi piace attribuire all’armonica verticalità di The Life Electric capacità paranormali, come un’antenna cosmica che fa confluire proprio qui energie in grado di ridestare la città come una scossa elettrica da “defibrillatore”.
Non da ultimo, ritengo la sua collocazione il luogo perfetto e imprescindibile dall’opera stessa che sarà stimolo di riqualifica. Chissà se Como sarà in grado di rispondere al nuovo con il nuovo e cogliere questo stimolo per completare anche Piazza Cavour?
…forsi, sta volta no.
Ester Maria Negretti

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PAESAGGI

I miei lavori diventano sempre più liberi dalla tecnica e dai consueti materiali del dipingere che vanno sempre più scomparendo per lasciare il campo aperto a nuove esperienze.
Nel piccolo del mio laboratorio ripeto pressappoco lo stesso procedimento che la natura attua nell’universo realizzando l’opera d’arte attraverso combinazioni di materie che si uniscono e si separano in un gioco di reazioni chimiche. L’opera è così legata alla materia soltanto da un processo genetico che ricorda molto da vicino il formarsi, attraverso le ere geologiche, di nuovi paesaggi, nuovi pianeti possibili. E’ questa caratteristica, insieme alla struttura e all’equilibrio cromatico dell’opera, che suggerisce all’osservatore di “scavare” per cercare qualcosa di possibile oltre l’immagine, oltre la forma, oltre il visibile.
Struttura:
Le opere sono composte su schemi geometrici ben precisi che poi deflagrano, esplodono, per poi ricomporsi in un nuovo ordine alla continua ricerca della realtà rivelata o celata in ogni cosa.

L’impegno

 Nell’opera di Ester Maria Negretti è la vita stessa ad essere indagata in profondità, nel tentativo di prelevare lo spettatore da un antico passato e accompagnarlo lontano o forse mai così vicino.
L’impegno dell’artista è sempre orientato a leggere e capire il disegno enigmatico dell’esistenza ossia di una realtà che ci invade per significati più profondi e meno apparenti di quanto rivelato dalla quotidianità.
Le tracce di materia “vivente” e i colori naturali della terra modellano l’opera e, come reperti archeologici dell’epoca moderna riammessi allo sguardo attraverso un esame antropologico del rifiuto urbano, aiutano ad essere coscienti di stare scavando. Ogni opera è quindi un invito a non fermarsi alla realtà materiale, fenomenica, di ogni persona, di ogni evento della vita e di ogni cosa, ma ad avventurarsi più giù, più in fondo, più sotto… a cercare l’Essenza.
 In un momento storico di grande insicurezza com’è questo, l’arte di Negretti può rappresentare un punto di partenza, una rinascita. Lo sguardo del pubblico potrà orientarsi, una volta accettate le rovine, verso la rivelazione che un futuro diverso è possibile.
Nelle opere presentate è subito avvertibile qualcosa di più sottile e segreto, di meno definibile logicamente di quanto i canoni e le regole delle diverse forme di ricerca stabiliscono. Ester Maria Negretti, attraverso la sua visione dell’arte, porta un contributo originale parlando del mondo e dello spirito del tempo in cui viviamo attraverso impronte, segni, tracce che vivono una loro fissità bidimensionale in completa solitudine ma in permanente ricerca di un dialogo possibile oltre l’idea, il pensiero, la riflessione interiore. Un lavoro carico di segni di decadenza e rovina, ma anche di ottimismo e novità, e quindi di rivelazioni.