riflessioni dal periodo Covid

Nel mio recente lavoro ho ampiamente messo in discussione l’idea di dividere lo spazio rappresentato sulla tela da quello della fruizione così, in questo periodo di quarantena, di apparente sospensione temporale, mi sono interrogata sul ruolo della relazione fisica tra spettatore e opera. Le domande che si affacciavano sul mondo, nelle mie personali del 2008, Question, sono diventati dialoghi che mettono in relazione il pubblico con l’opera e con lo spazio proponendo un’esplosione di necessità tattili. Toccare, sentire, abbracciare, accarezzare tutte azioni ora negate e mai così tanto volute dall’umanità. Ecco che l’arte arriva a gridare al mondo questa necessità che lega passato e futuro.