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Esperienze di quarantena: all’opera con i figli

“Artist & Son” è una proposta, scaturita da un’idea di Andrea Bianconi, che Casa Testori ha lanciato agli artisti che stanno vivendo questa quarantena in casa e che hanno figli.

Così anch’io ho deciso di lavorare liberamente a quattro mani con Berenice facendo realizzare a papà Maurizio le immagini dei lavori realizzati per farli raccontare a Casa Testori

Colta dall’entusiasmo di questa idea, ho dipinto con la mia bimba Berenice. Per noi è stata la prima volta perché lei ha solo 8 mesi ma è stato veramente stimolante per entrambe: esplorare nuove strade indicate da lei da ancora più senso a tutto questo.

Berenice ha 8 mesi e si può dire che sia nata nello studio di pittura di mamma Ester. Appena nata ha fatto le impronte dei suoi piedini sul muro della cameretta e giocato con la pasta modellante per avere un ricordo delle piccole manine, ma oggi ha realizzato la sua prima opera d’arte usando i colori di mamma e alcuni dei fogli appartenuti all’opera Didascalie di Garutti esposta nel 2012 al Pac. 
Curioso è vedere anche l’interpretazione di queste frasi che hanno completato la gestualità della piccola Berenice e aperto nuove strade compositive a Ester Negretti che ha seguito le geometrie casuali dei fogli sparpagliati dalla figlia. Papà Maurizio ci ha assistito realizzando il video.


Ester Maria Negretti, Berenice Camponovo, Maurizio Camponovo

OSSIDAZIONI

Dopo aver realizzato le prime opere di una nuova serie ed aver accolto il primo impulso di energia creativa, abitualmente torno a riflettere sul mio operato, su ciò che questo mi dice dopo che ho avuto la fortuna di vedere sulla tela ciò che ho provato e sentito dentro. Da qui torno alla mia collezione delle Ossidazioni: una serie di opere che si presenta come una suggestione proveniente dal passato, ricca di simboli. 

Il ferro è un metallo duro ma il tempo e l’acqua lo hanno corroso trasformandolo in ruggine che invece è friabile, fragile come le nostre emozioni e i ricordi che sbiadiscono. 

La scatola presenta evidenti segni del tempo che l’ha modificata. Un pacco, contenente qualcosa di prezioso mai arrivato a destinazione, evoca una capsula del tempo che ci porta a domandare se i veri destinatari di quella custodia siamo noi. Uno spazio fisico e mentale, temporale, un contenitore di cose ma anche di suggestioni e ricordi. Un simbolo del tempo che passa e che ci lega inesorabilmente con il passato in una personalissima rielaborazione emozionale dell’opera.

riflessioni dal periodo Covid

Nel mio recente lavoro ho ampiamente messo in discussione l’idea di dividere lo spazio rappresentato sulla tela da quello della fruizione così, in questo periodo di quarantena, di apparente sospensione temporale, mi sono interrogata sul ruolo della relazione fisica tra spettatore e opera. Le domande che si affacciavano sul mondo, nelle mie personali del 2008, Question, sono diventati dialoghi che mettono in relazione il pubblico con l’opera e con lo spazio proponendo un’esplosione di necessità tattili. Toccare, sentire, abbracciare, accarezzare tutte azioni ora negate e mai così tanto volute dall’umanità. Ecco che l’arte arriva a gridare al mondo questa necessità che lega passato e futuro.