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Giugno 2009 Pino Bonanno, presentazione mostra personale “la solitudine delle Orme” presso Art Farm Gaia di Papiano (Perugia)
“…La struttura delle opere non è mai banale, ma ricercata e compiuta sugli assi cartesiani in un disperato tentativo di far quadrare quella disordinata nube cosmica che annebbia e distrugge.”
L’annotazione, riferita a un precedente ciclo di opere di Ester Negretti, sembra che colga appieno la sensibilità e la progettualità creativa dell’artista: spirito inquieto in perenne ricerca di sé e dell’altrove.
Il suo impegno è sempre orientato a leggere e capire il disegno enigmatico dell’esistenza, di una realtà che ci invade e ci snerva per significati più profondi e meno apparenti di quanto rivelato dalla quotidianità delle nostre azioni.
La caratterizzazione attuale dell’arte non è tanto operare per mettere in luce talune tematiche o contenuti, bensì elaborare un linguaggio che abbia la voce di una forte personalità.
L’azione espressiva di Ester Negretti è tanto forte e tanto caratterizzata da giustificare e comprendere le ragioni dell’arte contemporanea.
I suoi “quadri” sorprendono soprattutto per quel forte magma compositivo, per la particolare strutturazione materica che “aggredisce” lo spazio di base come a volerlo ridefinire attraverso l’uso di materiali e colori “terragni”.
Benché abbia un fitto curriculum ed esperienza artistica significativa, Ester, credo, sia sempre rimasta fedele alla sua intima visione, tanto che le opere presentate in questa mostra manifestino solo una metamorfosi di più accentuato scavo interiore e le sue “immagini” diventino pure espressioni di un sé non ancora completamente “liberato”.
Il processo elaborativo e l’esito finale esprimono, insieme, un’emozione che determina il senso dell’opera e la traccia di un’intuizione che si fa idea originaria, segno e significato finale.
Nonostante i valori emotivi espressi nelle opere, il suo lavoro pittorico è anche frutto di un deciso processo mentale e un meticoloso e calibrato uso del segno e del colore come materia di riflessione in perenne fermento, che esplode e implode a seconda delle condizioni umorali dell’idea primaria.
L’artista cerca i marcati rapporti tonali, scanditi attraverso una sapiente distribuzione delle masse, cosicché, la solida struttura e l’impostazione, conferiscono ai suoi lavori un ritmo musicale ed una coloritura poetica. La luce, l’intuizione per lo squarcio che rivela e descrive, non è solo una luce fisica, un tracciato esterno di nessi e sensi, ma l’espressione di una “rivelazione”, uno scuotimento interiore che illumina tutta l’intuizione, l’idea poetica.
Nei suoi quadri non vi è nulla di sentimentale ed i più arditi problemi compositivi, connessi alla creazione, vengono risolti con l’abilità di un vecchio maestro dell’arte astratta e informale.
Il suo stile si caratterizza immediatamente attraverso una gamma di toni e colori la cui sintesi manifesta una profondità di prospettive originali e inconfondibili.
La vita, in queste rappresentazioni pittoriche, è uno scavo perentorio, ambiguo, come se ci volesse accompagnare lontano o prelevarci da un antico passato, da una dimensione vulcanica, fatta di rimescolii richiamati alla memoria nella loro incredibile assolutezza.
Il merito di Ester Negretti è, allora, quello di accompagnarci e farci da tramite in questi misteriosi territori.
Il suo limite, forse, è quello di lasciarci soli con la nostra angoscia, senza mostrarci una via d’uscita. In questa dicotomia sta, appunto, il compito dell’artista.

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